Val Travenanzes - Almeno Una Volta Nella Vita


  • 41.8 km

    Distance

  • 1207 m

    Min height

  • 2331 m

    Max height

  • 1123 m

    Δ height

  • Road

  • Equip

  • Skill

  • Effort

Track Description


Pensare che qui in ufficio nemmeno si immaginano che solo lunedì scorso, io e il mio amico Marco+ eravamo su alla Forcella Col dei Bos (2331 m), che bastava fare un salto per toccare il cielo !! pronti a scendere per la Val Travenanzes.
A volte penso che sono proprio fortunato.
Anche se ho un mutuo pesante da pagare, anche se mia moglie a causa della crisi ha perso il lavoro, anche se sarà difficile che la mia posizione lavorativa migliori in modo tale da avere un aumento al mio misero stipendio da impiegatelo metalmeccanico e che poi magari mi consenta di tirare economicamente qualche respiro e riuscire a fare qualche regalo alla mia paziente moglie o di programmare l’acquisto di una bella full che ormai sogno da troppo tempo…..
… si, siamo proprio fortunati io e il mio amico Marco+ : almeno pochi giorni all’anno noi riusciamo ancora a tornare bambini ed emozionarci di fronte a certi spettacoli della natura.
Siamo fortunati che riusciamo a passare con le nostre ruote ciccione su posti che molti non sanno nemmeno esistano o magari apprezzano solo in qualche foto o attraverso qualche raro documentario alla tv.
Forse saremmo tutti molto più buoni se ciascuno di noi avesse la voglia o la possibilità di trascorrere una giornata a respirare aria pura, a fare sana fatica ed ammirare certe bellezze.

Tanto per la cronaca : partiamo dalla pianura per raggiungere Cortina, prima di Fiammes ci fermiamo al “casoin” appena fuori del centro e acquistiamo un paio di paninazzi per 5,60 euro che poi ci daranno noie quando sarà ora di sistemarli negli zaini, ma non per sistemarli nello stomaco.
La giornata è bella, cielo leggermente velato e aria frizzante.
Parcheggiamo l’auto nei pressi degli uffici del Parco delle Dolomiti Ampezzane, poco prima di Fiames.
Scambiamo due chiacchiere con altri due bikers giunti li subito dopo di noi e che avevano deciso pure loro di passare una giornata in sella, quindi partiamo prendendo subito lo sterrato che parte dal parcheggio e si inoltra nella boscaglia verso il Camping Olimpia.
I tratti iniziali di saliscendi su sentiero di montagna ci portano nei pressi della località Cadelverzo dove affrontiamo un paio di km di asfalto per raggiungere la località Mortisa.
Ricomincia lo sterrato (segnavia 428) che ci porterà a Pezzie de Parù, passando per il carinissimo laghetto D’Ajal.
Tranne alcuni brevi tratti con delle rampe più decise questa prima parte del percorso è proprio ideale per mettere in moto le gambe.
Dopo una breve sosta al D’Ajal si riparte seguendo il segnavia 431; le pendenze diventano più decise ma non impossibili e si arriva a breve ad un piccolo casolare in un posto incantato, dove è possibile abbeverarsi ad una sorgente.
Il sentiero continua fino a Pezzie de Parù alternando tratti più o meno ripidi a brevi discese, il tutto condito con delle pozzangherone di fango che ci chiariscono subito le idee e ci fanno capire che lungo il nostro percorso, di umidità e melma ne troveremo e anche parecchia.
Infatti tra il disgelo relativamente recente e il meteo pazzerello delle scorse settimane l’acqua non manca ed i torrenti sono tutti belli e pimpanti.
Arrivati alla provinciale saliamo verso il Passo Giau per alcune decine di metri su asfalto per poi svoltare a destra sul sentiero che parte in corrispondenza di un tornante (segnavia 424) e costeggia il rio Falzarego.
Le pendenze diventano gradualmente sempre più importanti quindi il sentiero si restringe e ci costringe a scendere dalla sella per guadare il rio.
Faremo ancora dei brevi tratti a piedi perché il percorso diventa insidioso e molto ripido fino ad incrociare la strada asfaltata che sale al rif. Cinque Torri.
Siamo proprio la, sotto le Cinque Torri quando Marco+ dice che si fida ancora del mio fiuto e della mia esperienza di biker ormai rodato.
Io dico : “guai fare asfalto …è il bitume che consuma i copertoni !!!” quindi su per il 439 …solo che siamo subito di nuovo a piedi.
Pendenza tossica e fondo molto mosso ci costringono a spingere il mezzo almeno per 300 m , e Marco+ che è la, poco più in basso di me, spinge pure lui e immagino che borbotti qualche saracca lanciandomi pure qualche meritata maledizione.
Ritorniamo in sella poco prima di incrociare nuovamente la strada asfaltata che porta al rif. Cinque Torri.
Qui, in preda a non so cosa, comincio a mulinare i pedali e stacco sensibilmente Marco+.
Ci ritroviamo poi al tornante più in su: io ho già divorato mezzo paninazzo … prima di partire mi ero prefissato di arrivare proprio la per fare tappa con pausa pranzo.
Il panino era diventato come un’allucinazione che mi aveva spinto ad affrontare la salita con un ritmo forsennato.
Fagocitati i panini ripartiamo su una divertente discesa con alcuni passaggi tecnici che ci porta al Rif Bain de Dones.
Da qui scendiamo per poche centinaia di metri verso Cortina sulla strada del Passo Falzarego.
Svolta a sinistra per imboccare il sentiero 402 .
E’ uno sterrato con una pendenza abbastanza costante e con un fondo a tratti più sassoso, passa accanto al Cason de Rozes per poi incrociare il sentiero 412.

Continuando sempre in salita verso la forcella Col dei Bos passiamo in una breve galleria (non serve accendere i fanali).
Siamo appena oltre i 2000 m di altitudine e l’aria cambia quasi di colpo diventando più fresca, il paesaggio si apre offrendo dietro di noi, un panorama notevole sull’Averau e le Cinque Torri mentre la forcella è li sopra … ancora pochi colpi di pedale.
Circa 200 m prima di scollinare, dobbiamo nuovamente scendere e spingere la bici perché il sentiero si impenna inaspettatamente con alcuni scalini di roccia.
La Tofana di Rozes e li ferma in parcheggio sulla destra, davanti a noi i cartelli segnavia piantati sulla Forcella dei Bos, sulla sinistra una marmottona che ci accoglie con atteggiamento pigro; è strano ma anche se non c’è anima viva, sembra quasi che quel grosso roditore sia abituato a vedere la gente passare di li.
O forse, trattandosi di animale dalle abitudini estreme in grado di vivere e riprodursi in un ambiente inospitale come l'alta montagna, si trova a suo agio con noi bikers.
Ben mimetizzati con il paesaggio quasi lunare che si apre davanti a noi, si possono notare, ancora li dopo quasi un secolo, i resti delle trincee e degli appostamenti militari della grande guerra e poi il rio Travenanzes che sgorga proprio li davanti.
La visione d'insieme spettacolare: un paesaggio aspro e suggestivo che sembra come un gran canyon, rinserrata tra le pareti verticali delle Tofane e il Monte di Laguazoi e il Fanis a sinistra.

E qui inizia l’avventura della discesa dalla Travenanzes.
Perdonateci, lo sappiamo che è interdetta alle Bikes.
Molto prima di arrivare li, sono esposti anche dei cartelli di divieto ben visibili.
Dicono che salendo per una variante del 402 che porta, alla forcella Travenanzes più in alto, li non sia presente nessun cartello di divieto.
Però ci sono delle regole civili che regolano il transito in un parco naturale e che dovremmo rispettare.
Siamo i soliti italiani pizza, mafia, spaghetti !!!
In realtà il giro che avevamo pianificato doveva proseguire a piedi sul sentiero 412 per arrivare al rifugio Di Bona e raggiungere poi il Passo Posporcora, ma non abbiamo resistito alla tentazione di scendere invece dalla Travenanzes.
Potremmo giustificarci dicendo che c’è gente, anche più importante di noi (vedi i politici) che infrange tranquillamente le leggi macchiandosi di reati ben più gravi del nostro, ma sarebbe odiosa ipocrisia .
Non siamo certo un bell’esempio di bikers, forse andremo all’inferno senza nemmeno avere la possibilità di redimerci, ma almeno per un giorno abbiamo visto un po’ di paradiso.
Il single track segnavia 404 scende seguendo il corso del rio Travenanzes con una impareggiabile varietà di situazione e panorami.
Rocce, terra, sassi, ghiaia su cui bisogna “galleggiare” tratti decisamente impegnativi dove in diverse occasioni è necessario scendere dalla bici.
Ci teniamo a precisare che abbiamo avuto un rispetto quasi religioso del luogo incontaminato che stavamo attraversando.
Abbiamo prestato attenzione a non calpestare i fiori e a non danneggiare i sentieri o i tratti erbosi con sgommate o derapate varie, cercando quasi di non lasciare traccia del nostro passaggio.
Non abbiamo nemmeno scattato foto, che difficilmente riprodurrebbero l’emozione che ci lascia il ricordo di essere stati li.
Non ci vergogniamo di dire di essere scesi dalla bici molte, troppe volte, anche su tratti che normalmente in altre situazioni affrontiamo senza grossi problemi.
Qui è bene procedere con cautela sia per non rovinare i sentieri e la natura, sia perché una brutta caduta potrebbe compromettere seriamente la giornata.

Per non aver letto i cartelli, distratti da una cascata che scende dalla Tofana, sbagliamo anche traccia e imbocchiamo il sentiero che salirebbe fino al Rif Giussani, ne approfittiamo per addentare una barretta gusto Mela ma della consistenza di un copertone Kenda.
Fortunatamente in caso di difficoltà di deglutizione, l’acqua del rio Travenanzes è li ad un passo.
In sostanza il bello arriva quando raggiungiamo il cason Travenanzes (1965 m)., posizionato anch’esso in uno scenario incantato.
Iniziamo proprio qui a guadare a piedi (non abbiamo in dotazione il canotto) il torrente per la prima volta e da qui in poi di guadi ne faremo parecchi ed il torrente è bello carico d’acqua quindi attenzione.
Al Cason , breve sosta per godere del fantastico panorama idilliaco e per approfittare di una fonte per dissetarci, poi proseguiamo e… ancora rocce e guadi il tutto su un percorso che a tratti è quasi da inventare visto che numerose frane erosive hanno praticamente cancellato la traccia.
Dopo aver superato un ponticello in legno, entriamo nel tratto in cui la valle diventa molto profonda e il sentiero a tratti è abbastanza esposto e qui è bene essere lucidi ed avere molta cautela.
Comprendiamo che forse uno dei motivi del divieto bici è anche la presenza di questi tratti esposti : un errore qui potrebbe avere conseguenze fatali.
Dopo la zona esposta passiamo sopra una lingua di neve sotto un tratto di parete quasi verticale della Tofana di Dentro dalla quale scende una pioggia d’acqua molto estesa che vista poi da più lontano, sembra quasi una tenda di seta che ricopre la parete scura della montagna… spettacolo eccezionale e forse tipico del periodo primaverile!!.
Poi si entra nel bosco con fondo compatto infine un ultimo guado, una strada bianca molto ripida, il ponte dei Cadoris e si arriva ad incrociare lo sterrato che scende dalla Val di Fanes.
Una volta giunti qui era d’obbligo visitare anche la cascata di Fanes.
Siamo poi ripartiti sulla larga strada bianca segnavia 10 e successivamente a destra seguendo il segnavia 417 che costeggiando in falsopiano il Boite verso Cortina siamo tornati al campeggio Olimpia e quindi al punto di partenza di questo giro indimenticabile.



Oltre alle considerazioni già fatte riguardo i divieti ci sentiamo di dire che questo itinerario può essere apprezzato solo se si un po’ dei “puristi” della MTB.

Le cose belle si guadagnano con sacrificio e qui bisogna essere disposti a fare un po’ di fatica, avere spirito di adattamento, scendere dalla bici, spingere, superare tratti pietrosi e ostacoli vari , bagnarsi più volte i piedi e le gambe, sporcarsi e sporcare la bici di fango, riempirsi le scarpe di ghiaino, patire un po’ il caldo e un po’ il freddo e non aspettarsi poi sentieri o single tracks sempre uniformi e filanti.

Abbiamo intrapreso questo giro con uno spirito di ammirazione e rispetto verso la natura.

La lunghezza, il dislivello, le condizioni dei sentieri e la nostra preparazione ci avrebbero consentito infatti di impiegare un tempo considerevolmente inferiore, ma valeva la pena soffermarsi ad ascoltare i silenzi, il rumore dei torrenti, ad ammirare i colori e l’imponenza dei panorami, cose che rimarranno stampate nella nostra memoria.

Nonostante le gambe siano abituate prevalentemente al gesto atletico della pedalata oggi risentono leggermente dei tratti di ripido sentiero affrontati a spinta.







Qualche dato tecnico :

sterrato 36 km di cui poco meno di 1km da fare a piedi suddiviso in vari tratti

asfalto 4 km

dislivello 1570m

guadi coi piedi in acqua almeno 7

consumi : 1 panino, 1 barretta e circa 1 litro di bevanda definita integratore salino

frequenza cardiaca media (anziano cicloturista): 99 bpm


http://itinerari.mtb-forum.it/tours/view/4629


To think that here in the office even imagine that just last Monday, I and my friend Marco + were on the Forcella Col dei Bos (2331 m), which was enough to make a jump to touch the sky !! ready to go to Val Travenanzes.
Sometimes I think I'm just lucky.
Although I have a heavy mortgage to pay, even if my wife because of the crisis have lost their jobs, although it will be difficult for the My best working position in order to have an increase in my meager salary by impiegatelo engineering and then maybe allow me to pull a few breaths and economically able to do some gift to my patient wife or to schedule the purchase of a beautiful full that dream for too long ... now ..
... yes, we're just lucky I and my friend Marco +: at least a few days a year we are still able to go back and excite children in the face of certain events of nature.
We are lucky that we can go with our wheels fat on places that many people do not even know exist or maybe appreciate only in a few pictures or through some rare documentary on TV.
Perhaps we would all be much good if each of us had the desire or the opportunity to spend a day in the fresh air, to make healthy fatigue and admire some beauties.
Just for the record: we start from the plains to reach Cortina, before Fiammes we stop at the "casoin" just out of the center and buy a couple of paninazzi for € 5.60 then that will give us trouble when it's time to arrange them in backpacks, but not to fix them in the stomach.
The day is beautiful, slightly hazy sky and crisp air.
We parked the car near the offices of the Park of the Ampezzo Dolomites, just before Fiames.
We exchange a few words with two other bikers arrived there right after us and they too had decided to spend a day in the saddle, then we start just taking the dirt road from the parking lot and goes into the bush to the Camping Olympia.
The initial portions of ups and downs on mountain trail lead us near the resort Cadelverzo where we face a couple of miles of asphalt to reach the location Mortisa .
Restart the dirt road (trail 428) that will lead us to Pezzie de Parù, through the cute pond D'Ajal.
Except for some short sections with ramps firmer this first part of the trail is just ideal for putting motion in the legs.
After a brief stop at D'Ajal it starts following the trail 431; gradients become more assertive but not impossible and it comes up short in a small cottage in an enchanted place, where you can drink from a spring.
The trail continues up to Pezzie de Parù alternating stretches more or less a short steep descents , all seasoned with pozzangherone of mud that we immediately clarify the ideas and make us realize that along our route, moisture and mud and we'll find also a lot.
In fact, among the relatively recent thaw and the crazy weather of the past weeks there is water and streams are all nice and perky.
Arriving at the provincial climb to Passo Giau for a few tens of meters of asphalt and then turn right on the path that starts at a hairpin (trail 424 ) and along the stream Falzarego.
The slopes gradually become more and more important then the path narrows and forces us to get out of the saddle to ford the river.
We still walk short distances because the path becomes treacherous very steep until you cross the paved road that goes to the ref. Cinque Torri.
We own, under the Cinque Torri + when Mark says he still trusts my nose and my experience as a biker now been run.
I say: "Woe to do ... asphalt is bitumen that consumes !!! tires "and then to the 439 ... just that we are now walking again.
Slope toxic and bottom moderate force us to push the vehicle for at least 300 m, and Marco + that is, a little further down me, and I imagine that impels him mumble some saracca giving me some well-deserved curse.
go back in the saddle again just before you cross the paved road that leads to the ref. Cinque Torri.
Here, in the throes of what I do not know, I begin to whirl the pedals and Out considerably Marco +.
We are left then to bend over and over: I've already eaten half paninazzo ... before leaving I set to get the right to make a stop with a lunch break.
The sandwich had become like a hallucination that had led me to the climb with a frenetic pace.
engulfed the sandwiches we share a fun descent with some technical Which brings us to Ref Bain de Dones.
From here we descend for a few hundred meters towards Cortina on the road Falzarego.
Turn left to take the path 402.
'a dirt road with a slope fairly constant, with a more rocky bottom at times, passes the Cason de Rozes then cross the path 412
Continuing uphill to the Col dei Bos fork pass in a short tunnel (no need to turn on the lights).
Just over 2000 m above sea level and the air changes almost abruptly becoming cooler, the landscape opens offering behind us, a remarkable panorama sull'Averau and Cinque Torri while the fork is there above ... still a few pedal strokes.
About 200 m before scollinare, we again get off and push the bike path because the rears up unexpectedly with some rock steps.
Tofana Rozes and stops them in parking right in front of us the signs signpost planted on Forcella dei Bos, on the left marmottona that welcomes us with a lazy attitude; it is strange but even if there is nobody, it seems that the large rodent is used to seeing people go to them.
Or maybe, since the animal from extreme habits that can live and reproduce in an inhospitable environment such as high mountains, is at ease with us bikers.
Ben camouflaged with the almost lunar landscape that unfolds before us, we can see, still there after almost a century, the remains of the trenches and ambushes military during the war and then the river that flows Travenanzes right in front of them.
spectacular overview: a rugged landscape and picturesque that it seems like a great canyon, locked up between the vertical walls of the Tofane and the Mount of Laguazoi and Fanis the left.
And here begins the adventure of descent from Travenanzes.
Forgive us, we know that is off limits to bikes.
Long before you get them, are also shown signs of prohibition clearly visible.
They say that going to a variant of the 402 that door, front fork Travenanzes higher, there is no sign of this prohibition.
But there are rules that govern civil transit in a park natural and we should respect that.
We are the usual Italian pizza, mafia, spaghetti !!! Woman In fact, the ride we had planned had to walk on the path 412 to arrive at the shelter Di Bona and then reach the Passo Posporcora , but we could not resist the temptation to go down instead by Travenanzes.
We could justify saying that there are people, even more important to us (see politicians) who breaks the laws quietly staining of crimes far more serious than ours, but would be odious hypocrisy.
We are certainly not a good example of bikers, maybe we will go to hell without even having the chance to redeem ourselves, but at least for one day we saw a little 'paradise.
The single track trail 404 falls following the course of the river Travenanzes with an unparalleled variety of situation and views.
rocks, earth, stones, gravel on which to "float" at times decidedly challenging on different occasions where you need to get off the bike.
There like to clarify that we had an almost religious respect of the pristine place that we were going through.
We have taken care not to trample the flowers and do not damage the trails or grassy stretches with drifting or drift varied, almost trying to leave no trace of our passage.
We have not even taken photos, which hardly would reproduce the emotion that leaves us the memory of being there.
We are not ashamed to say that off the bike many, many times, even on sections that normally in other situations we face no major problems.
Here it is well to proceed with caution and to not ruin the trails and nature, either because of a bad fall could seriously jeopardize the day.
for not reading the signs distracted by a waterfall that descends from Tofana, even wrong track and take the path that would rise up to the ref Giussani, take the opportunity to snap a finger apple taste but the consistency of a Kenda tire.
Fortunately, in the case of difficulty in swallowing , the water of the river is Travenanzes them one step.
In essence, the fun starts when we reach the cason Travenanzes (1965 m.), also located in a charming setting.
start right here at wade feet (we have not supplied the boat) the stream for the first time and from here on in we'll make several river crossings and the river is nice load of water so beware.
Al Cason, short stop to enjoy the fantastic view idyllic and to take advantage of a source to quench our thirst, then continue ... and still rocks and river crossings all on a journey that is at times almost to invent saw that many landslides erosive have virtually erased the track.
After crossing a bridge in wood, we enter the stretch where the valley becomes very deep and at times the trail is quite exposed and here it is good to be lucid and have a lot of caution.
understand that perhaps one of the reasons for the prohibition bike is the presence of these traits exposed: a mistake here could have fatal consequences.
After the exposed area pass over a strip of snow under a stretch of nearly vertical wall of Tofana di Dentro, from which descends a very extensive rain water from farther away then that view , looks like a silk curtain that covers the dark wall of the mountain ... show exceptional and perhaps typical of the period spring !!.
Then you enter the forest with tight bottom one last ford, a very steep dirt road, bridge of Cadoris and you get to cross the dirt road that descends from the Val di Fanes.
Once there was a must visit the waterfall of Fanes.
We are then broken down into the broad white road trail 10 and then to the right 417, following the trail along a slight slope towards the Boite Cortina we returned to the campsite Olympia and then to the starting point of this tour unforgettable.
In addition to the observations already made with regard to the prohibitions we feel to say that this route can only be appreciated if you are a bit 'of the "purists" of the MTB.
Beautiful things are earned with sacrifice and here you have to be willing to do a little' hard work, have a spirit of adaptation, get off the bike, push, overcome various obstacles and rocky sections, bathing several times the feet and legs, dirty and dirty bike mud, fill the shoes of gravel, suffer a bit 'hot and a bit' cold and then not expect trails or single tracks always uniform and streamers.
We have embarked on this tour with a spirit of admiration and respect for nature.
The length, elevation gain, the trail conditions and our preparation we would have allowed it to employ a considerably less time, but it was worth stopping to listen to the silence, the sound of the streams, to admire the colors and the grandeur of the scenery, things that will be printed in our memory. < br>
Although the legs are mostly accustomed to the athletic motion of pedaling today suffer slightly stretches of steep trail covered in thrust.

< br> Some technical data:
dirt road 36 km of which slightly less than 1km by foot divided into several sections
asphalt 4 km altitude 1570M

< br> fords with their feet in the water at least 7
consumption: 1 sandwich, 1 bar and about 1 liter of beverage defined mineral supplement
average heart rate (senior cyclists): 99 bpm


http://itinerari.mtb-forum.it/tours/view/4629

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